From La Gazetta dello Sporto, in Italian
Non voglio negare l'evidenza o addentrarmi in pretesti e scuse. La vicenda
riguarda solo Dario e sua moglie e io non ho diritto di interferire. Volevo
solo sottolineare che, se è vero che la giornata di mercoledì è stata uno
dei peggiori esempi mai visti di bassezza sportiva, è anche vero che, per
molti altri aspetti, il 13 luglio 2005 me lo ricorderò per sempre come un
giorno di grande bassezza umana e morale. "Tutto fa pensare che il caso sia
isolato" leggo; non lo è stato altrettanto il coro di voci che, piuttosto
che dare il giusto peso allo sproloquio in diretta televisiva di un piccolo
uomo, hanno preferito andargli dietro come pecore senza intelligenza e
umanità. Il dovere di cronaca era già stato abbondantemente assolto; non era
necessario infierire ancora.
Così stamattina, come tutte le mattine, mi sono alzata alle 6.10 e ho preso
il mio treno per andare al lavoro, reduce da una notte insonne dove quella C
maiuscola mi girava continuamente nella testa; sperando di essere invisibile
agli occhi di tutti, anche di quelli che mi vogliono bene e sono
sufficientemente intelligenti per capire che anch'io posso continuare a
stare ai bordi di una strada, fosse solo per andare a fare la spesa. Io non
potrò mai scrivere editoriali sulla Gazzetta dello Sport, né tanto meno fare
conferenze stampa per affermare che il doping non è lo sport di tutti quelli
che fanno Frigo di cognome; ma almeno la soddisfazione di dire, in modo
rispettoso, discreto ed educato ciò che penso, forse oggi me la sono tolta.
Nella vita mi guida la mia passione per la realtà; ho imparato così che il
primo passo per risolvere un problema è ammetterne l'esistenza; e allora il
problema del doping nello sport non lo risolveranno mai, perché non sono
ancora riusciti ad ammettere che esiste e non è un caso isolato