General fitness, health and nutrition · Public discussion

Nuove terapie

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General fitness, health and nutrition
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30 November 2003
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Tizio
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  1. Nuove terapie

    *********************************************
    CURA CONTRO CANCRO, LEUCEMIE, LINFOMI, CASTLEMAN, ARTERIOSCLEROSI
    *********************************************

    Questo trattamento, che può essere eseguito contemporaneamente alle normali
    terapie, consiste nel prelevare mediante biopsia un frammento di tessuto
    tumorale del paziente, coltivarlo in vitro, prelevare un certo volume di
    sangue dal paziente, separare da esso tutti i leucociti e introdurre solo
    questi nel recipiente contentente il tessuto canceroso; Lo scopo è esporre
    per lungo tempo i linfociti t-helper al solo contatto con cellule cancerose,
    per poi separarli dalle cellule tumorali e reintrodurli nel paziente.
    Durante tutto il tempo che i linfociti t-helper rimarranno nel recipiente
    insieme alle cellule cancerose, questi linfociti potranno rilevare solo gli
    antigeni posseduti dalle cellule cancerose (che sono state prelevate dal
    tumore del paziente) e, trovandosi fuori dall'organismo e lontano dai
    globuli rossi (la cui distruzione dovrebbe verificarsi nei pazienti affetti
    da leucemia, linfomi e da morbo di Castleman), tali linfociti, non
    potrebbero più incontrare gli antigeni HLA posseduti da tali cellule che
    sono causa della risposta immunitaria. Quando questi linfociti verranno
    reintrodotti nell'organismo avranno memorizzato l'incontro con un numero di
    antigeni tumorali molto superiore a quello che avrebbero potuto rilevare
    quando si trovavano nell'organismo del paziente, perchè il numero di cellule
    sane del paziente è molto superiore al numero di cellule cancerose; Anche se
    poi questi linfociti rileveranno gli antigeni di altre cellule sane,
    stimoleranno la fabbricazione di un numero di linfociti t-killer (adibiti
    alla distruzione di quelle cellule cancerose) proporzionale al numero di
    antigeni tumorali con cui i linfociti T-helper sono venuti in contatto.
    Inoltre questi linfociti, non avendo per un certo periodo di tempo
    incontrato gli antigeni HLA posseduti dai globuli rossi, "comunicheranno al
    sistema immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato",
    innescando i meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la
    risposta immunitaria contro i globuli rossi ma non contro le cellule
    cancerose. Il procedimento può essere ripetuto più volte, si può continuare
    con regolarità a prelevare sangue e reintrodurre i linfociti nel paziente,
    senza interrompere le altre terapie. Possono essere utilizzati nel
    procedimento, invece delle cellule cancerose, le sostanze di cui sono
    composte le placche arteriosclerotiche.

    Queste sono tre delle ipotesi su cui su basa questa nuova terapia
    anticancro:

    1 IPOTESI:
    Un linfocita t-helper si infila e fuoriesce più volte dai tessuti; Quando si
    infila in tessuto e viene in contatto con una cellula cancerosa, poi durante
    la fuoriuscita da tal tessuto incontrerà certamente altre cellule sane,
    fuiriuscendo dal tessuto entrerà in circolo dove verra immediatamente in
    contatto con un globulo rosso o una piastrina o un'altro globulo bianco;
    Diventa quindi impossibile per un linfocita stimolare o inibire la
    produzione di nuovi linfociti t-killer se tenesse in memoria solo l'ultimo
    antigene che ha rilevato. L'ipotesi più probabile è che ogni linfocita
    t-helper tenga in memoria tutti i tipi di antigeni incontrati ed per ognuno
    il numero di volte che è stato incontrato e in base a queste informazioni
    verranno fabbricati un determinato numero di linfociti t-killer con
    determinate caratteristiche.

    ----Da libro-----
    Oltre alle cellule T citolitiche, si conoscono altri due tipi funzionali di
    cellule T. I membri di un gruppo, detti anche cellule T <<helper>> (che
    aiutano), sono necessari per l'attivazione sia delle cellule B che delle
    cellule T citolitiche.
    ----Fine---------

    2 IPOTESI:
    Per ottenere una tolleranza ad un allergene occorre che venga somministrato
    dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
    diminuisce la sensibilità. Tra una somministrazione e l'altra occorre dare
    il tempo al sistema immunitario di neutralizzare completamente l'allergene
    inoculato. Quindi se si aumenta di colpo la quantità di allergene con cui il
    sistema immunitario viene in contatto senza dare il tempo al sistema
    immunitario di neutralizzare completamente l'allergene, l'intensità della
    risposta immunitaria aumenterebbe. Questo meccanismo di regolazione è il
    medesimo adottato dall'organismo sia per gli allergeni sia per le cellule di
    altri tessuti non compatibili (anche se con immunoglobuline di diverso
    tipo).

    3 IPOTESI:
    Un'improvviso eccesso di una qualsiasi sostanza normalmente presente nel
    corpo potrebbe innescare una lieve risposta immunitaria contro tale
    sostanza. Qualsiasi sostanza se in quantità eccessiva può risultare dannosa
    per l'organismo, quindi è probabile che l'organismo abbia la capacita di
    sviluppare una lieve risposta immunitaria contro una qualsiasi sostanza che
    improvvisamente compare in quantità eccessiva nell'organismo.

    *********************************************
    CURA PER TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI, IL TRATTAMENTO DI DESENSIBILIZZAZIONE
    IN VITRO
    *********************************************

    Si preleva un certo volume di sangue del malato e si tengono in vita ed in
    attività le cellule del sistema immunitario (i linfociti); Questi linfociti,
    trovandosi fuori dall'organismo e quindi lontano dalle cellule o dai
    neurotrasmettitori interessati dalle patologie autoimmuni, non potrebbero
    più incontrare gli antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti da tali
    cellule o i neurotrasmettitori che sono causa della risposta immunitaria;
    Passato un certo periodo di tempo questi linfociti saranno pronti, una volta
    reintrodotti nell'organismo del paziente a "comunicare al sistema
    immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato", innescando i
    meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
    immunitaria. Nell'organismo rimarrebbero però linfociti che vengono sempre
    con una certa frequenza in contatto con le cellule dotate di HLA estraneo o
    con i neurotrasmettitori non più riconosciuti innocui, quindi il trattamento
    va ripetuto. E' possibile che in questo modo si possa ottenere lo stesso una
    desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al sistema
    immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato innescando i
    meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
    immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
    desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
    desensibilizzazione.

    MALATTIE RICONOSCIUTE UFFICIALMENTE COME AUTOIMMUNI:
    Allergie (Raffreddore da fieno, orticaria, intolleranze alimentari),
    reazioni immunitarie di rigetto, Lupus eritematoso sistemico, artrite
    reumatoide, spondilite anchilosante, porpora trobocitopenica, Sindrome di
    Guillain Barré, sclerodermia, dermatomiosite, morbo di Addison, diabete
    mellito di tipo I, la tiroidite di Hashimoto, alcune forme di anemia,
    miastenia grave, colite ulcerosa, Morbo di Crohn (alcuni casi), sclerosi
    multipla.

    IPOTESI SULLE QUALI SI BASA IL TRATTAMENTO DI DESENSIBILIZZAZIONE IN VITRO:
    Prelevando un certo volume di sangue del malato e tenendo in vita ed in
    attività i linfociti, questi, trovandosi fuori dall'organismo e quindi
    lontano dalle cellule interessate dalle patologie autoimmuni (cioè le
    cellule colpite, distrutte dai linfociti t-killer e dagli anticorpi), tali
    linfociti (i T-helper e i T-suppressor) non potrebbero più incontrare gli
    antigeni HLA (estranei all'organismo) posseduti dalle cellule colpite dal
    sistema immunitario del paziente; Ed ecco che cosa accadrebbe:

    Se i linfociti (i T-helper e i T-suppressor) continuano con una certa
    frequenza a incontrare lo stesso antigene che ha causato la risposta
    immunitaria, ciò significa che l'antigene è ancora presente e la risposta
    immunitaria deve continuare; Se invece i linfociti non incontrano più lo
    stesso antigene che ha causato la risposta immunitaria ciò significa che
    l'antigene non è più presente nell'organismo, è stato completamente
    eliminato e la risposta immunitaria deve cessare. Questo pare l'unico modo
    che ha l'organismo per stabilire quando l'antigene estraneo è stato
    completamente distrutto ed iniziare la fase di soppressione della risposta
    immunitaria.

    Quindi nel caso dell'immunità mediata da cellule i linfociti T-suppressor
    dopo un certo periodo di tempo durante il quale non hanno più incontrato
    l'antigene che ha causato la risposta immunitaria, innescheranno i
    meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
    immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine le quali vanno
    anch'esse ritrasfuse nel paziente assieme ai linfociti:

    ----Da enciclopedia------
    Dopo la eliminazione dell'agente patogeno, entrano, quindi, in gioco
    meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la risposta
    immunitaria e che sono in parte controllati dalle citochine. Una volta che
    l'antigene è stato distrutto, il sistema immunitario viene preparato a
    rispondere in modo più efficace a un'eventuale nuova invasione da parte
    dello stesso microrganismo.
    --------Fine-------------

    Inoltre anche i linfociti T-helper non stimoleranno più la fabbricazione di
    linfociti t-killer specifici per distruggere le cellule che posseggono gli
    antigeni rilevati dai linfociti T-helper:

    ---Da libro, stampato nel 1992-----
    Oltre alle cellule T citolitiche, si conoscono altri due tipi funzionali di
    cellule T. I membri di un gruppo, detti anche cellule T <<helper>> (che
    aiutano), sono necessari per l'attivazione sia delle cellule B che delle
    cellule T citolitiche. I membri dell'altro gruppo, cellule T <<suppressor>>
    (che reprimono), moderano l'attivita delle cellule B e di altre cellule T,
    inibendo il loro differenziamento o la loro moltiplicazione o entrambi i
    processi.
    --------Fine-------------

    L'ipotesi su cui si basa il trattamento di desensibilizzazione in vitro è
    questa:

    ---Ipotesi---
    Per ottenere una tolleranza ad un allergene occorre che venga somministrato
    dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
    diminuisce la sensibilità. Tra una somministrazione e l'altra occorre dare
    il tempo al sistema immunitario di neutralizzare completamente l'allergene
    inoculato. Quindi se si aumenta di colpo la quantità di allergene con cui il
    sistema immunitario viene in contatto senza dare il tempo al sistema
    immunitario di neutralizzare completamente l'allergene, l'intensità della
    risposta immunitaria aumenterebbe. Questo meccanismo di regolazione è il
    medesimo adottato dall'organismo sia per gli allergeni sia per le cellule di
    altri tessuti non compatibili (anche se con immunoglobuline di diverso
    tipo).
    ---Fine------

    Con il trattamento di desensibilizzazione in vitro si dovrebbe ottenere una
    completa desensibilizzazione perchè la fase in cui i linfociti comunicano al
    sistema immunitario che l'antigene è stato completamente eliminato
    innescando i meccanismi autoregolatori di soppressione che interrompono la
    risposta immunitaria, è una delle fasi necessarie nel trattamento di
    desensibilizzazione per le allergie per ottenere una progressiva
    desensibilizzazione:

    ---Da enciclopedia---
    In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
    paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
    sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
    sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
    diminuisce la sensibilità.
    -----Fine-----------

    Cio che probabilmente avviene nel trattamento di desensibilizzazione per le
    allergie è che le "cellule della memoria" che si differenziano dai linfociti
    B, memorizzano non solo i tipi di antigeni che hanno innescato la risposta
    immunitaria ma anche la "difficoltà" occorsa per eliminare completamente
    dall'organismo tale antigene (può trattarsi della frequenza con la quale i
    linfociti hanno rilevato sempre lo stesso tipo di antigene).

    Quando i linfociti, mantenuti per un determinato periodo di tempo in vita ed
    in attività fuori dall'organismo del paziente, verranno ritrasfusi, e
    verranno nuovamente in contatto con gli antigeni estranei posseduti dalle
    cellule colpite nelle malattie autoimmuni, riscateneranno un'altra risposta
    autoimmunitaria ma meno intensa della precedente, propio come accade nel
    trattamento di desensibilizzazione per le allergie; Continuando in questo
    modo la risposta immunitaria dovrebbe diminuire progressivamente sino a
    cessare del tutto:

    ---Da enciclopedia---
    In altri casi, è possibile ottenere una desensibilizzazione (cioè rendere il
    paziente capace di tollerare l'antigene senza reagirvi), eseguendo iniezioni
    sottocutanee, di solito effettuate a livello delle braccia di quella stessa
    sostanza, dapprima in dosi minime e poi in dosi sempre maggiori, via via che
    diminuisce la sensibilità.
    -----Fine-----------

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